ambientalismo? si, ma modo nostro
Articolo di Lorenzo
“Ecologismo” progressista e consumismo facce della stessa medaglia.
Negli ultimi anni, sui social e nelle piazze, sono finiti al centro dell'attenzione vari "attivisti" che hanno portato avanti lotte come quelle per la difesa dell'ambiente o per i diritti degli animali: si tratta di battaglie nobilissime, però tristemente rovinate dalla continua ricerca di individuare chi sia il colpevole. Questa caccia alle streghe ha erroneamente capolinea nel cittadino comune – e di questo ne è stanco-. Vediamo più nel dettaglio dove si trova la falla in questo ragionamento assurdo: iniziamo col porci la domanda “chi è veramente una minaccia per la natura e per l'ambiente?” Per gli attivisti che ho citato prima sarebbe il cacciatore che tiene lontani quegli animali che possono essere problematici per i raccolti e gli allevamenti. Raramente li sentiamo opporsi fermamente alle idolatrate fashion blogger che ogni giorno ordinano vestiti economici prodotti con materiali e tecniche altamente impattanti che vengono fabbricati (a detta del produttore) in maniera etica.
Il lavoratore sottopagato che guida ancora un Euro 39, oppure il filantropo che si sposta settimanalmente in jet privato, però guida un’auto elettrica all’ultimo grido?
Insomma, abbiamo capito dove giace il problema.
Le normative europee intrise di "greenwashing", come le varie battaglie contro la caccia o contro manifestazioni popolari come le giostre equestri (che si evolvono in vere e proprie campagne di discriminazione contro intere comunità regionali), o la sostituzione dei combustibili fossili con soluzioni "meno impattanti" (sempre ignorando i riscontri sul territorio) sono frutto di quello stesso sistema responsabile di devastazioni compiute in nome del "progresso" che poi, in questi anni, sta provando a "risolvere" pulendosi la coscienza scaricando le colpe su cittadini comuni e provando a trarne guadagno.
Per un ambientalismo alternativo tra territorio e identità.
Noi dell'associazione Mediterranea, ripudiamo categoricamente il sistema consumistico e materialista che influenza soprattutto il mondo occidentale e in particolare il continente europeo. Tuttavia, allo stesso tempo rinneghiamo queste false ideologie e questi paladini dell'ultima ora che si sono schierati solo quando il rispetto dell'ambiente è divenuto una moda.
Bisogna imparare a vedere il mondo che ci circonda non con gli occhi di un individuo superiore, che un giorno distrugge il vecchio (bello) per ricostruire il nuovo (brutto), ma con gli occhi di un uomo che è base dell'area nella quale si sta vivendo in quel preciso momento. Che diventa quindi attento al rispettare la natura, che la ringrazia per ciò che gli dona e che è capace di riconoscere tutte le sue sfaccettature, i sui tempi e le sue leggi che da secoli e millenni mantengono un equilibrio immutabile.
Perciò, quello che proponiamo, è un ritorno alla natura (ovviamente senza opporsi a quel progresso utile per lo sviluppo e il miglioramento) che vada oltre la solita escursione nel fine settimana o la pedalata mattutina nel parchetto comunale e che si basa sul legame tra l'uomo e il territorio.
Un rapporto cosciente che non vede l’ambiente naturale né come una fonte inesauribile da sfruttare anche per le cose più banali, né come un patrimonio che va semplicemente salvato e preservato promulgando leggi scritte a tavolino e allontanando gli esseri umani dall’area, trattandoli come una specie invadente. Ma che lo vede come uno degli elementi fondanti alla base dell’identità di un popolo, di fianco alla cultura e alla storia.
Una relazione che mette in primo piano la tutela, la condivisione, la divulgazione e la trasformazione cosciente (azione che va compiuta seguendo certe leggi non scritte!) del territorio che, prima di tutto, è il testimone della storia e del cammino delle comunità che nel corso dei secoli lo hanno plasmato, lasciando il segno materiale, con resti monumentali o semplici tracce, e immateriale nella tradizione e nella memoria collettiva.
Quando ci troviamo in un certo luogo, sarebbe di grande importanza interrogarci su chi si è insediato prima di noi in quelle terre, sul perché le abbia scelte come casa e su quello che ci hanno lasciato come eredità, affinché l’identità del territorio e dei popoli che l’hanno abitato possa essere preservata e tramandata alle future generazioni. Solo così possiamo creare una comunità che fa della storia e della tradizione un paletto inamovibile nel proprio pensiero.
Infine, desidero lasciare al lettore un consiglio pratico tratto da “Un Samurai d’Occidente” di Dominique Venner, grande opera consigliatissima per comprendere meglio gli ideali e i movimenti identitari europei e grande miniera di spunti e riflessioni che possono cambiare il nostro modo di vedere il mondo e il nostro stile di vita in meglio.
Consiglio pratico n.4
"Non lasciate trascorrere una settimana senza andare a camminare nella foresta o nella natura ancora quasi selvaggia, o perlomeno in un parco urbano non inquinato. Tutte le regioni di Francia e innumerevoli regioni d’Europa sono propizie a questi ritiri nella natura, lontano dai miasmi della città. Potete scegliere una passeggiata anche breve, o una vera e propria escursione, l’importanza sta nella rottura, nell’odore dei boschi, del suolo, dei colori, nell’attenzione verso gli alberi e le piante che seguono le stagioni, nell’eventuale presenza di animali selvatici di cui rispettare scrupolosamente la tranquillità. Non si parla dentro la foresta. Nessun grido. Ci si immerge nello splendore, nel silenzio e nella poesia".
"Se vi trovate in città per qualsiasi motivo, all’uscita di una riunione di lavoro logorante, piuttosto che seguire il gruppo dei colleghi che vanno a bere qualcosa (potrete raggiungerli più tardi), ritiratevi un attimo. Idealmente in un giardino pubblico (deserto) o una chiesa. Non è necessario essere cristiani praticanti per entrarvi. La calma, il silenzio e la bellezza architettonica fanno di una chiesa un luogo di ritiro benefico. Le chiese europee testimoniano ammirevolmente del genio dei nostri popoli, come i templi antichi e tanti altri monumenti. Lo scopo non è assistere a una funzione religiosa che potrebbe perturbare la vostra meditazione. Sedetevi a lato, in modo da lasciarvi penetrare dal silenzio che rompe con la trivialità del mondo esterno. In una chiesa, possiamo naturalmente anche leggere in modo discreto dei testi profani."