IN BALIA: ULTIMO MESSAGIO DA CAPO MATAPAN

Articolo di Mauro

È il 10 agosto 1952 e, tra la sabbia bianca di Villasimius, una bottiglia affiora dal mare. Porta con sé i segni evidenti di un lungo viaggio nel Mediterraneo: molluschi, alghe e piccoli balani ne ricoprono la superficie, testimoni silenziosi del tempo trascorso tra le onde.

Un uomo, quasi per caso, la raccoglie e, osservandola con attenzione, intravede un messaggio al suo interno. La cera che la sigilla ha resistito incredibilmente alle intemperie, al sale e agli anni, custodendo una voce lontana nel tempo.

Al suo interno un messaggio che riporta alla luce uno degli episodi più drammatici della storia navale italiana: la Battaglia di Capo Matapan.

Si tratta dell’ultimo saluto di un giovane marinaio di appena 22 anni, Francesco Chirico di Salerno, imbarcato sull’Incrociatore pesante Fiume. Negli ultimi momenti precedenti all’affondamento incide su un pezzo di tela destinato a coprire le mitragliatrici di bordo:

«R. Nave Fiume – Prego signori, date mie notizie alla mia cara mamma mentre io muoio per la Patria. Marinaio Chirico Francesco… Grazie signori – Italia!»

Nella notte tra il 28 e il 29 marzo 1941, la flotta italiana subì una grave sconfitta per mano della Mediterranean Fleet britannica guidata dall’ammiraglio Andrew Cunningham. Furono affondati tre incrociatori pesanti e due cacciatorpediniere, con oltre duemila caduti.

Ma ciò che rimane impresso al di là dell’esito militare è la lucidità degli ultimi momenti di Chirico che affidando al mare in tempesta ha lanciato la sua speranza ed il suo onore alla Patria degli Audaci: Il Mare.
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