giorno del ricordo

Articolo di Alice

Una nazione senza memoria é una nazione senza identità

Il 10 febbraio da ormai circa vent’anni si celebra la giornata del Ricordo. Questo articolo è dedicato a tutti coloro che non vogliono dimenticare chi è morto per la sola colpa di essere italiano.

Cosa sono le foibe?
Le foibe sono delle cavità naturali profonde anche decine di metri tipiche del terrritorio carsico, sono diventate il simbolo di una tragedia passata,inosservata per molti decenni e ancora negata e ignorata da qualche revisionista storico.

Il dramma dell’autunno del 43’
Le rappresaglie dei partigiani guidati da Josip Broz (nome di battaglia “Tito”) iniziarono nell’autunno del 43’ dopo la firma dell’armistizio (8 settembre 1943), con il crollo del regime fascista. Ciò permise alle forze politiche comuniste di avviare un ondata di arresti ed esecuzioni contro gli italiani(non solo fascisti o rappresentati del governo italiano ma anche donne e bambini), nei territori della Dalmazia e dell’Istria. Questi massacri, continuati fino al 1945, fecero oltre 10.000 vittime, mentre più di 250.000 giuliani e istriani furono costretti a scappare dalla loro terra per sfuggire alle terribili violenze partigiane. Le uccisioni avvenivano in modo brutale: le vittime venivano legate tra loro ai polsi con il filo spinato. I carnefici aprivano il fuoco contro i primi della fila, che cadendo nelle voragini trascinavano con sé nel vuoto i compagni ancora vivi, condannandoli a una fine atroce.

La testimonianza: davanti alla Foiba di Basovizza in provincia di Trieste.

Uno dei monumenti più importanti per non dimenticare è la Foiba di Basovizza. Abbiamo raccolto le dichiarazioni di Riccardo Mulas, uno studente che ha visitato il sito durante il "Viaggio del Ricordo".

Cosa hai provato davanti alla foiba?

“Incredulità . Davanti a Basovizza si comprende fino in fondo il senso di questo viaggio. Solo vedere con i propri occhi ciò che fino a quel momento avevo conosciuto attraverso libri o racconti permette di avvicinarsi, seppur in minima parte, al terrore vissuto da quelle persone. È l’incredulità di fronte alla constatazione che simili atrocità siano state concepite e realizzate da esseri umani. Uomini e donne colpevoli soltanto di aver difeso fino all’ultimo la propria identità e la propria italianità, di fronte a chi voleva cancellarle. Basovizza non è solo un luogo di morte: è un monito, una ferita aperta che chiede verità, rispetto e memoria.”

Norma Cossetto

Tra le tante storie spezzate brilla quella di Norma Cossetto, studentessa istriana uccisa dai partigiani jugoslavi. Dopo essersi opposta alla richiesta di aderire al movimento partigiano, Norma fu arrestata, seviziata e infine il 5 ottobre 1943 gettata ancora viva nella foiba di Villa Surani insieme ad altri prigionieri. Il suo corpo fu recuperato dai Vigili del Fuoco di Pola nel dicembre del '43: si trovava nuda, in cima alla catasta di cadaveri gettati in quella voragine profonda 136 metri.

Magazzino 18: dove gli oggetti parlano

Nel vecchio Porto di Trieste si trova il Magazzino 18 luogo simbolo dell’esodo giuliano dalmata. Custodisce i beni e le memorie lasciate dagli esuli. Riccardo Mulas ci ha descritto le sue sensazioni entrando in questo spazio:

“È stato indubbiamente uno dei momenti emotivamente più forti dell’intero viaggio. Il Magazzino 18 di Trieste non rappresenta soltanto un spazio museale, ma un percorso di memoria e di consapevolezza. I mobili accasarti, gli oggetti, gli effetti personali, i quaderni scolastici, le foto di famiglia, elementi apparentemente riducibili ad un effimero e banale materialismo, diventano veicoli di storie immense, spezzate e spesso celate. Raccontano la vita di intere famiglie costrette a fuggire da quelle terre che chiamavano Patria, abbandonando tutto ciò che avevano costruito nella loro vita. Mi hanno colpito in particolare i numerosi tricolori. Le famiglie li portarono con sé con fierezza e orgoglio. Un simbolo potente che squarcia le menzogne di chi ancora oggi finge di dimenticare che ogni pietra di Pola, di Fiume, dell’Istria e della Dalmazia, parla italiano.”

Perché è importante ricordare?

La memoria di quelle vicende è stata per quasi mezzo secolo emarginata considerata memoria locale periferica in ogni caso “troppo compromettente” per l’opinione pubblica. Lo sterminio degli italiani rispondeva a una precisa politica di pulizia etnica. L'obiettivo non era colpire un colore politico, ma sradicare la presenza italiana stessa da quei territori, eliminando chiunque rappresentasse un legame con la nazione e la cultura d'origine. Miravano a creare un vuoto sociale e culturale per facilitare l'annessione dei territori alla Jugoslavia, trasformando l'appartenenza nazionale in una condanna a morte.

Per Riccardo, intraprendere questo percorso è fondamentale:

“In un periodo in cui persiste il tentativo di falsificare o cancellare la storia, il Viaggio del Ricordo assume un valore imprescindibile. Ripercorrere le tappe fondamentali di quella pagina oscura della storia nazionale che furono le foibe e l’esodo giuliano-dalmata significa sottrarre la memoria alla manipolazione e restituirla alla verità dei fatti. Osservare quei luoghi con i propri occhi e ascoltare in prima persona le testimonianze permette di rifiutare narrazioni precostituite e di comprendere a pieno il trauma profondo vissuto da migliaia di nostri connazionali.

Riccardo ha deciso di intraprendere questo viaggio spinto dalla convinzione che un giovane debba cogliere ogni occasione che gli venga offerta per superare l’orizzonte quotidiano, mettendosi alla prova e confrontandosi con una realtà spesso distante da quella che vive ogni giorno. Questo viaggio ha rappresentato per me la possibilità di incontrare direttamente una storia che riguarda l’Italia nel suo complesso, ma che troppo a lungo è stata relegata ai margini della coscienza nazionale. Ripercorrere quei luoghi significa assumersi il dovere di conoscere, ma soprattutto di comprendere.”

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