tradizione e contemporaneità

Articolo di Lorenzo

Un grande patrimonio “brandizzato”

L’Italia, così come altre aree del nostro continente, custodisce variegate realtà e tradizioni che si pongono alla base della nascita di un’identità europea. Recentemente tale patrimonio è stato vittima di continue decontestualizzazioni e demonizzazioni che ne minacciano la sua esistenza in cambio di un mondo egualitario, che annulla le differenze e ruota attorno alla funzione del guadagno.
Se, attualmente, alcune usanze o esperienze vengono diluite – e addirittura brandizzate - così da essere rese più appetibili per il turista di massa che spesso viaggia a ritmi diversi rispetto ai nostrani, altre più conservative riguardo a propria storia ed identità vengono etichettate come riti barbari, da bandire nel nome del progresso. Le tradizioni popolari, gli usi e i costumi nascono con un senso di partecipazione comunitaria, il quale viene a meno quando persone esterne cominciano a sfruttare, storpiare e perfino censurare quegli elementi che le caratterizzano, abbassandoli al livello di folklore per fare pubblicità e lucrarci sopra.

Comunità a processo.

Molte comunità che hanno deciso di non piegarsi a tali ideologie sono state prese di mira da attivisti, politici e associazioni. Queste hanno marciato dai social al parlamento in testa a vere e proprie crociate contro le usanze tradizionali nonchè contro le comunità stesse. Tra i tanti esempi si possono citare i commenti ingiuriosi di Enrico Rizzi nei confronti dei sardi, a seguito della polemica riguardo al carnevale isolano, contro il Mercoledì delle Ceneri ovoddese oppure le false notizie riportate lo scorso febbraio dalla deputata di “Noi Moderati” Michela Brambilla riguardo la cavalla morta a causa di “continui maltrattamenti” durante la Sartiglia, prontamente smentite dalla stessa A.S.L., che parla invece di “una disgrazia avvenuta per un improvviso aneurisma sopraggiunto a causa di alcuni petardi lanciati da dei giovani spettatori”. Un altro tentativo da parte del Governo di stravolgere riti e usanze è quello del Decreto Abodi, che mira a mettere sullo stesso piano consuetudini tradizionali e gare, come l’Ardia di San Costantino o il Palio di Siena con le manifestazioni sportive, senza contestualizzare e riconoscere le abissali differenze tra le due fattispecie: in una sono centrali l’arditismo e lo sprezzo del pericolo, nell’altra (come già affermato in precedenza) il vero e proprio branding con fini di lucro.

Riconquistare e preservare.

Per salvare il tesoro incommensurabile rappresentato dalle nostre Tradizioni, la comunità ha il dovere di recuperare la sua storia e il suo patrimonio materiale e immateriale, mediante l’aiuto di una ricerca mirata alla fedeltà e all’approfondimento, così da cercare il modo più coerente per divulgarla alle nuove generazioni. Simultaneamente, lo Stato mediante leggi a tutela delle tradizioni popolari alla sensibilizzazione nei luoghi della polis, deve cercare di preservare e rendere il più comprensibili possibile le sfaccettature di questo patrimonio inestimabile, evitando moralismi generati dall’incapacità di guardare il mondo oltre la propria comfort zone. Proprio per uscire da questa comfort zone e per scoprire la vera natura di una tradizione e del senso di collettività, si consiglia un tipo di turismo più responsabile, più lento, che sappia rispettare i tempi e le modalità di esecuzione di un rito e che sappia comprendere (non per forza assecondare) la comunità ospitante.

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Paradosso Indipendentista